La Chiaroveggenza

La chiaroveggenza è la capacità di conoscere eventi, luoghi o oggetti, che possono essere lontani (nel tempo o nello spazio) oppure nascosti, attraverso una percezione extrasensoriale.
Chi è dotato di chiaroveggenza è chiamato chiaroveggente.

La chiaroveggenza, come termine della parapsicologia, è distinta dalla divinazione poiché in quest’ultima le conoscenze provengono da una fonte soprannaturale come una divinità o un ente spirituale, mentre nella chiaroveggenza provengono direttamente dalle capacità delsensitivo. Tuttavia questa distinzione non è sempre rispettata: sia nell’uso comune sia nell’uso letterario i termini “chiaroveggenza” e “chiaroveggente” sono talvolta utilizzati anche per pratiche di tipo divinatorio, come la chiromanzia o la cartomanzia; c’è chi addirittura li usa per indicare una spiccata perspicacia di tipo intellettivo, che è però estranea sia alla chiaroveggenza sia alla divinazione.
Meditazione trascendentale e chiaroveggenza

Qualcuno si ricorderà di Maharishi Mahesh Yogi per le immagini che lo ritraggono con i Beatles, suoi “discepoli” durante gli anni ’60. Ma l’attività di Maharishi è stata molto più capillare ed organica, portando alla formazione di grandi centri in tutto il mondo e rendendo la MT una delle tecniche di meditazione più diffuse ed apprezzate.

Le tecniche della meditazione trascendentale sviluppate da Maharishi si basano sul semplice utilizzo di un mantra, una parola segreta che il meditante ripete durante le proprie sessioni giornaliere.

Grazie al suono di questo mantra, ripetuto, ci si stacca gradualmente dal flusso mentale dei pensieri, fino a ritrovare la coscienza trascendentale, la non-mente, la fonte del pensiero.

In che modo la MT porterebbe alla chiaroveggenza o allo sviluppo di ESP (percezione extrasensoriale)? Secondo un principio che gli indiani conoscono benissimo. Toccare certi stati di consapevolezza, infatti, garantirebbe l’accesso alle siddhi, ovvero le “perfezioni” o i “poteri”, tra i quali c’è proprio la chiaroveggenza.

CHIAROVEGGENZA SOGGETTIVA

La chiaroveggenza soggettiva è la condizione psichica dell’essere umano (che in tal modo si trasforma in medium) che da facoltà alle intelligenze del mondo degli spiriti di impressionare o imprimere nel cervello del medium ritratti od immagini mediante la manipolazione dei centri nervosi della vista, provocandogli visioni che non implicano l’utilizzo degli occhi fisici.
Le immagini così ottenute possono riguardare cose spirituali o materiali, passate o presenti, lontane o vicine, occulte o palesi o che possono esistere solamente nell’immaginazione del medium comunicante.

CHIAROVEGGENZA OGGETTIVA

La chiaroveggenza oggettiva è il potere o la facoltà psichica e mentale che permette di vedere oggettivamente esseri, oggetti e cose spirituali attraverso la sensazione spirituale che satura il meccanismo fisico della visione senza il quale questo tipo di chiaroveggenza risulterebbe impossibile.
Poche persone nascono con questo potere e se in alcune si sviluppa successivamente, in altre il processo è totalmente casuale.
La sua estensione dipende dal ritmo delle vibrazioni create, in maniera tale che un chiaroveggente può vedere oggettivamente cose spirituali che ad altri rimangono ignote a causa del differente grado di intensità del potere posseduto.

DIVENTARE CHIAROVEGGENTI

È molto probabile che almeno una volta nella vita molti di noi si siano chiesti come sia possibile diventare chiaroveggenti.

Questo tipo di capacità affascinano da sempre l’uomo che ha sempre cercato di scoprire come ottenerle. Purtroppo per diventare veggenti sensitivi è necessario avere delle predisposizioni di base, anche se all’inizio non sono ben sviluppate.

Ma chi sono i chiaroveggenti? Con questo termine si indica una persona che è in grado di poter ottenere particolari informazioni su persone, luoghi, oggetti, situazioni tramite delle percezioni extrasensoriali.

Molti infatti si chiedono cosa vede un chiaroveggente nello specifico. In particolare si parla proprio di alcune sensazioni che permettono alla persona di capire cose che altrimenti non riusciremo mai a conoscere.

La chiaroveggenza è un’arte divinatoria le cui doti possono essere allenate ma non si possono creare dal nulla. Non si può decidere di diventare chiaroveggenti, si nasce con una predisposizione che poi deve essere allenata. È infatti necessario prendere pieno controllo delle proprie capacità e per farlo è necessario esercitarsi con costanza.

Come usare la chiaroveggenza? Ci sono tanti modi tramite cui si può impiegare questa disciplina.

Solitamente viene utilizzata per aiutare le persone a rispondere alle proprie domande e per affrontare i momenti di crisi. Ovviamente tale disciplina deve essere praticata da chiaroveggenti seri, che sono veramente in grado di avere percezioni extrasensoriali.tarocchi gratis

Senza la predisposizione è impossibile avere delle percezioni realmente fondate che vadano oltre il semplice istinto.

Il chiaroveggente riesce ad indagare a fondo le cose andando molto oltre le apparenze. Le situazioni vengono analizzate nel modo adeguato.

Per allenare le doti di chiaroveggenza è necessario esercitarsi su cose molto semplici inizialmente, con piccoli esercizi mentali.

Una volta che anche le cose più facili riusciranno alla perfezione si potrà passare a qualcosa di più complesso ed impegnativo. L’importante è non demordere mai.

TERZO OCCHIO E CHIAROVEGGENZA

Come attivare il terzo occhio oggi? Di quest’occhio interiore si dicono molte cose. Si suppone ad esempio che, aperto, ci consenta di vedere attraversole cose, guardare il macroscopico ed il microscopico, osservare i chakra e vedere entità spirituali che si aggirano attorno a noi.

Altri parlano addirittura di vite passate, di lettura del pensiero e voli astrali. Ma è davvero questo che conta? E’ legittimo dedicarsi ad una pratica spirituale solo per ottenere dei “poteri” o delle facoltà speciali da utilizzare nel mondo “materiale”?

Molti saggi indiani ed occidentali ci avvertono: per sviluppare la vera chiaroveggenza è necessaria una vera spiritualità, frutto di anni di lavoro interiore e disciplina spirituale. Nessuna ricetta facile, dunque. Anzi, i salti nel vuoto espongono solo a rischi.

Del resto gli indiani erano i primi a diffidare delle siddhi, i “superpoteri” che si otterrebbero negli stadi più avanzati della pratica yoga. Il pericolo principale? Essere accecati dal narcisismo e dalle gratificazioni derivanti dal proprio potere, e così perdere di vista la vera evoluzione spirituale.

CHIAROVEGGENZA E DIVINAZIONE CON LO SPECCHIO MAGICO

Lo specchio magico è uno strumento tradizionale per l’esercizio della chiaroveggenza, costituito essenzialmente da un vetro con fondo nero opaco. Invece dell’illusione di uno spazio fisico replicato in tutti i suoi limiti, l’oscurità dello specchio magico ci offre una illusione di profondità, indistinta ed infinita.Nella visione normale, la nostra coscienza seleziona soltanto pochi elementi essenziali e lascia al cervello il compito di completare l’immagine. Guardando nello specchio magico, dove gli elementi percepibili dall’occhio fisico sono pochi ed indistinti, questo processo si enfatizza, ovvero l’immagine che percepiamo è costruita in massima parte dal cervello, con ricordi e proiezioni. Questo semplice meccanismo biologico sta alla base dell’utilità dello specchio magico in primo luogo come strumento per vedere l’inconscio, ovvero per rovesciare la normale visione verso l’interno.Ci sentiamo spesso dire che ogni nostra percezione è sempre grandemente influenzata dalla nostra esperienza e dal nostro stato psicofisico, ovvero che vediamo solo quello che vogliamo vedere: questo genere di esercizi ha in primo luogo la funzione di farci toccare con mano la realtà di questa affermazione. Se diamo uno sguardo allo scaffale di una biblioteca, saremo in grado di ricordare una decina di titoli. Questo accade perchè il cervello ha registrato l’immagine dello scaffale, ma l’inconscio ne ha selezionato solo i punti che al momento riteneva essenziali per riconoscerla. Se superiamo la barriera dell’inconscio, possiamo attingere all’informazione originale, non filtrata, con tutti i dettagli che erano stati tralasciati.Se realizziamo quanto di costruito da noi c’è in quello che crediamo di vedere oggettivamente, possiamo in primo luogo riconoscere le nostre costruzioni come parte di noi stessi, analizzarle, comprenderle, e quindi imparare a liberarci dal condizionamento utilitarista dell’inconscio. Una volta che abbiamo imparato a vedere anche quello che il nostro inconscio sceglierebbe di tralasciare, possiamo valutare diversamente quanto cercava di imporci come reale, ovvero cambiare radicalmente la nostra concezione della realtà, e questo non per una scelta intellettuale o per un atto di fede, ma sulla base di una esperienza concreta.Lo specchio magico può essere un valido strumento per rivelare in prima istanza quello che il nostro ego vuol farci vedere, e quindi per entrare nella dimensione interiore e scoprire quello che non vorrebbe che noi vedessimo. Una volta che abbiamo iniziato a liberarci dai timori e dalle aspettative con cui l’inconscio condiziona la nostra capacità di percezione e quindi la nostra esperienza del reale, possiamo accostarci all’esercizio della visione interiore e farne uno strumento efficace per lo sviluppo di qualità come la chiaroveggenza, nel suo senso spirituale di capacità di vedere oltre il condizionamento dell’illusione dualista dell’ego.

Una volta sbloccato questo processo, molte strade si aprono alla consapevolezza: sta a ciascuno di avviarsi su quella più consona alla sua natura e alle sue aspirazioni. Sarà in ogni caso un percorso di libertà e sviluppo interiore, perchè intrapreso a partire da una esperienza autentica.